INTERDIZIONE AL LAVORO DELLE LAVORATRICI MADRI IN PERIODO SUCCESSIVO AL PARTO

L’INL ha fornito, con la nota n. 553/2021, chiarimenti sui provvedimenti di interdizione al lavoro delle lavoratrici madri in periodo successivo al parto.
Divieto di adibizione al trasporto e al sollevamento pesi
Gli articoli 6, 7 e 17, D.Lgs. 151/2001, prevedono:
• il divieto di adibire la lavoratrice al trasporto e al sollevamento di pesi, nonché a lavori pericolosi faticosi e insalubri elencati specificamente negli allegati A e B, D.Lgs. 151/2001;
• che gli organi di vigilanza possano autorizzare l’interdizione dal lavoro laddove non sia possibile adibire la lavoratrice ad altre mansioni;
• che gli Ispettorati del lavoro possano autorizzare l’interdizione dal lavoro, tra gli altri, per i seguenti motivi: “(…) b) quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino”.
Secondo l’INL, anche qualora il rischio attinente al sollevamento dei pesi non sia stato espressamente valutato nel DVR, l’adibizione a tali mansioni è comunque condizione sufficiente per il riconoscimento della tutela, con conseguente provvedimento di interdizione, ferma restando la valutazione sull’impossibilità di adibizione ad altre mansioni.
Termine finale nelle ipotesi di parto prematuro
Qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta, i giorni antecedenti al parto non goduti a titolo di astensione obbligatoria si aggiungono:
• al periodo di congedo obbligatorio di maternità da fruire dopo il parto;
• al termine della fruizione dei 7 mesi decorrenti dalla data effettiva del parto.
Pertanto, il provvedimento di interdizione deve indicare la data effettiva del parto e far decorrere da tale data i 7 mesi di interdizione post partum, aggiungendo i giorni non goduti per parto prematuro.
Interdizione a seguito di pronuncia giurisdizionale e istanza all’Inps
In presenza di sentenza dichiarativa circa la sussistenza del diritto all’astensione, sono in ogni caso necessarie:
• l’emanazione da parte dell’ITL del provvedimento amministrativo di interdizione;
• l’istanza all’Inps da parte della lavoratrice per l’erogazione dell’indennità sostitutiva.
Lo studio rimane a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.
Distinti saluti.