RILEVANZA FISCALE DEGLI SCONTI AI DIPENDENTI A MEZZO CARD PER L’ACQUISTO DI PRODOTTI AZIENDALI

Con risposta a interpello n. 221/2021, l’Agenzia delle entrate ha fornito la propria risposta in tema di reddito di lavoro dipendente con riguardo al regime fiscale dello sconto applicato ai propri dipendenti dal datore di lavoro con la concessione di una card che, nello specifico, consente di acquistare prodotti con uno sconto rispetto al prezzo di listino. Il quesito è stato posto per comprendere se la concessione della “card sconto” ai propri dipendenti possa rappresentare per gli stessi un compenso in natura imponibile ai fini Irpef.
Per comprendere la risposta dell’Agenzia, vale la pena di ricordare che, in tema di reddito di lavoro dipendente, si applica il principio base di onnicomprensività, cioè l’assoggettamento a tassazione, in generale, di tutto ciò che il lavoratore percepisce in relazione al rapporto di lavoro, inclusi eventuali vantaggi conseguiti a integrazione della retribuzione in denaro, quali i compensi in natura, consistenti in opere, servizi, prestazioni e beni, anche prodotti dallo stesso datore di lavoro.
Per la quantificazione in denaro dei valori di tali vantaggi si applica il principio del valore normale dei beni e dei servizi contenuto nell’articolo 9, Tuir. Per valore normale si intende il prezzo o il corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi. Per la determinazione del valore normale si fa riferimento, in quanto possibile, ai listini o alle tariffe del soggetto che ha fornito i beni o i servizi e, in mancanza, alle mercuriali e ai listini delle camere di commercio e alle tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d’uso. Per i beni e servizi offerti dal datore di lavoro ai dipendenti, il loro valore normale di riferimento può essere costituito dal prezzo scontato che il fornitore pratica sulla base di apposite convenzioni ricorrenti nella prassi commerciale, compresa l’eventuale convenzione stipulata con il datore di lavoro.
Il reddito da assoggettare a tassazione è pari al valore normale soltanto se il bene è ceduto gratuitamente, dal momento che se, invece, per la cessione dello stesso il dipendente corrisponde delle somme, il valore da assoggettare a tassazione è pari alla differenza tra il valore normale del bene ricevuto e le somme pagate.
La risposta dell’Agenzia
Il prezzo pagato dal lavoratore dipendente non deve configurarsi quale corrispettivo simbolico che maschera l’erogazione di una retribuzione.
Nel caso oggetto di interpello, il prezzo pagato dai dipendenti è superiore a quello pagato dai soggetti legati da accordi di franchising o di somministrazione, lo sconto praticato ai dipendenti non supera quello applicato, in alcuni periodi dell’anno, agli altri clienti e non può essere cumulato con altre iniziative commerciali analoghe adottate in favore della clientela, pertanto alcuno “sconto” fiscalmente rilevante, né materia fiscalmente imponibile, considerato che il lavoratore corrisponde il valore normale del bene al netto degli sconti d’uso secondo i principi sopra illustrati.
Tali considerazioni valgono anche se lo sconto è riconosciuto attraverso la “card sconto”, avendo la stessa caratteristiche (l’essere nominativa, non cedibile, utilizzabile esclusivamente dal dipendente e non cumulabile con iniziative analoghe adottate sul mercato) che consentono di configurarla quale un mero strumento tecnico per la fruizione dello sconto medesimo.
Lo studio rimane a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.
Distinti saluti.